Stranger at Home

[Under constructions – images coming]

“… Where was I? The bells
Told me where I was
Crying, while a dog
Barked to the foreigner
Who went proceeding head down” (Giovanni Pascoli)

I was born and raised in Molfetta, a peaceful town on the Adriatic Sea lying thirty kilometers north of Bari (Puglia – Southern Italy). After spending my first twenty-six years there, I decided to leave my hometown to live somewhere else. Since then, the familiar faces of people still living there have been fading away, memories have been forgotten, and that invisible link connecting to my homeland has been loosening. Sometimes I even fail to sense whether that link is still there.

While time passes, memories emerge. Memories regarding distant places and landscapes. Do they still belong to me? The countryside in the scorching summer days of my childhood, the olive trees whose leaves I brushed against while running and sweating. And the sea. The never ending green surface that seemed so dull and boring in that years, and which now I miss. The sea of reflection, the sea of subconscious.

Do these places welcome or repel me now? Do they still love me, welcoming me like an old friend with open arms? Or maybe they don’t recognise me anymore, now that I have become a stranger? A stranger at home.

—–

… dov’ero? Le campane

mi dissero dov’ero

piangendo, mentre un cane

latrava al forestiero

che andava a capo chino (Giovanni Pascoli)

Sono nato e cresciuto a Molfetta, una tranquilla cittadina protesa sull’Adriatico a trenta chilometri a nord di Bari. Ma dopo avervi vissuto per ventisei anni, ho deciso di lasciarla per continuare la mia esperienza di vita altrove. Da allora i volti delle persone che ho lasciato lì sbiadiscono, i ricordi si obliano, quella corda invisibile che mi tiene legato alla mia terra d’origine si è allentata. Tanto che a volte non ne riconosco la presenza…

Mentre si allunga il tempo trascorso lontano, riaffiorano memorie di luoghi e paesaggi della mia terra. Mi appartengono ancora? La campagna delle afose giornate d’estate dell’infanzia, gli ulivi sfiorando le cui chiome ho corso e sudato. E il mare. L’infinita distesa di verde acqua che sembrava così scontata e monotona in quegli anni, e di cui ora ho nostalgia. Il mare della riflessione e dell’inconscio. Questi luoghi ora accolgono o respingono? Mi amano ancora, mi ricevono sempre a braccia aperte come vecchi amici? O forse che non mi riconoscono più, ora che sono divenuto un estraneo? Uno straniero a casa.

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