A Journey through Andalusia

 

A journey reportage of my staying in Andalusia during September 2011. Among the visited cities: Seville, Cordoba, Granada, Bubion, Pampaneira (Sierra Nevada), Ronda, Malaga

Andalusia is the southernmost region of Spain. It lies immediately south of Extremadura and Castilla-La Mancha; from west to east, it extends from the Portugal border to the Mediterranean coast, encompassing the Strait of Gibraltar.

The name “Andalusia” is derived from the Arabic word “Al-Andalus”, whose origin and meaning is still disputed. The Moorish influence is still vivid and strong throughout the region.

Famous mainly for bullfighting, flamenco, marvellous beaches and its scorching temperatures, Andalusia is currently the fourth touristic destination in Spain

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Reportage di viaggio del mio soggiorno in Andalusia a Settembre 2011. Fra le città visitate: Siviglia, Cordoba, Granada, Bubion, Pampaneira (Sierra Nevada), Ronda, Malaga

Andalusia e’ la regione piu’ meridionale della Spagna. Situata immediatamente a sud delle province di Extremadura e Castilla-La Mancha, si estende dal confine col Portogallo a ovest fino alla costa mediterranea ad est, comprendendo lo Stretto di Gibiliterra nella sua estremita’ piu’ meridionale.

Il nome “Andalusia” proviene dalla parola Arabica “Al-Andalus”, sulla cui origine e significato gli studiosi ancora si interrogano. L’influenza Moresca e’ tuttora assai diffusa e vivida in tutta la regione.

Famosa soprattutto per corride, flamenco, spiagge meravigliose e clima torrido, Andalusia e’ attualmente la quarta destinazione turistica per importanza in Spagna

Easter ritual at Molfetta

 

 

“Tradition cannot be inherited, and if you want it you must obtain it by great labour” (T.S. Eliot)
 

The Holy Week rituals are one of the last true popular traditions in Molfetta (Bari, south-eastern Italy). In our modern and fast society, some practices have remained unchanged for decades, even centuries.
 

The Easter traditional rituals in Molfetta begin one week before the holy week, on the Friday but reach their peak on Good Friday and Saturday. Celebrations and rituals foreshadow Easter days, when the religious feeling is stronger.

On the Holy Thursday local churches prepare “sepulchers” (symbolic representations of the place where Christ laid after his death and eventually resurrected), which are richly adorned and open to the public. Saint Stephen and Purgatory Churches exhibit the statues that will be carried across the city streets during the upcoming processions.

On Good Friday, the Holy Mysteries Procession is performed. The statues (Christ in the Gethsemane, The Whipped Christ, Christ with his crown of thorns, Christ ascending the Calvarium, the Dead Christ) start their procession at three in the morning from Saint Stephen Church (with the last statue – the Dead Christ – leaving the church at 4 am).

On the Holy Saturday the Piety Procession takes place; its characteristic seven statues were carved by a local artist called Giulio Cozzoli. The parade starts from the Purgatory Church at eleven in the morning. The Piety statue (the most famous of this procession) leaves the church at midday. The statues included in this procession are: Saint Peter, Veronica, Saint Mary Cleofe, Saint Mary of Salomè, Saint Mary Magdalene, Saint John the Apostle, and the aforementioned “Piety”.
 

It is traditional for a local marching band to accompany the parades following an itinerary that has remained almost unchanged for centuries. The band follows the statue bearers throughout the procession performing funeral marches mostly by local composers.

The “Confraternities” have a major role in the rituals. These fellowships of worshippers trace their origin back centuries. For example, the Saint Stephen Confraternity is believed to be founded around 1000 AD.
These fellowships, originally created for compassionate purposes, still survive today and they are proud of their original principles and motivations and each have their own traditional robes which they wear during the processions.
 

A special thank you to my dear friend Carlo Pasculli, for his invaluable help during the creation of this reportage.

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“La tradizione non si può ereditare; e chi la vuole deve conquistarla con grande fatica” (T.S. Eliot)
 

I rituali e le processioni della Settimana Santa rimangono l’unica vera tradizione popolare rimasta a Molfetta. Nell’euforia e nella velocità della nostra modernità ci sono ancora gesti e pratiche che rimangono pressoché immutati per decenni, per secoli.
 

Le tappe della tradizione pasquale molfettese, che raggiunge il suo culmine il Venerdì e il Sabato Santo, iniziano dal venerdì antecedente alla Domenica di Passione. Le celebrazioni e i rituali di questo periodo preparano il terreno agli ultimi giorni antecedenti la Pasqua, i più ricchi e sentiti dalla comunità molfettese.
Il Giovedì Santo nelle chiese cittadine sono allestiti ed aperti al pubblico i repositori, chiamati comunemente sepolcri, in cui i tabernacoli dell’eucaristia sono decorati e ornati nei modi più disparati. Le chiese di Santo Stefano e del Purgatorio espongono le statue che saranno portate in processione il Venerdì e il Sabato Santo.
Il Venerdì Santo si celebra la Processione dei Santi Misteri. L’uscita avviene dalla Chiesa di Santo Stefano, ed inizia alle tre del mattino. L’ultima statua è fatta uscire sempre alle quattro del mattino. Le sculture che compongono questa processione sono: Gesù nell’orto degli ulivi, Gesù flagellato, Gesù coronato di spine, Gesù sale il Calvario, Gesù Morto.
Il Sabato Santo si officia la Processione della Pietà; le sette statue che la compongono sono opera dello scultore molfettese Giulio Cozzoli. Il corteo ha inizio dalla Chiesa del Purgatorio, alle ore undici del mattino; la Pietà, l’ultima e la più celebre della serie, esce sempre alle dodici in punto. Le statue di questa processione sono: San Pietro, La Veronica, Santa Maria Cleofe, Santa Maria di Salomè, Santa Maria Maddalena, San Giovanni Apostolo, e la già citata “Pietà”.

Le processioni – il cui itinerario è rimasto sostanzialmente immutato per più di un secolo – sono  accompagnate, per tutto il percorso, dalla banda cittadina che esegue le marce funebri (spesso di origine autoctona), cadenzando il passo dei portatori delle statue. Un ruolo fondamentale nei rituali hanno le Confraternite. Questi sodalizi di fedeli affondano le proprie radici assai indietro nella storia del nostro Paese, una storia fatta di secoli e addirittura di millenni (alcuni ritengono sia corretto datare l’origine della Confraternita di Santo Stefano dal Sacco Rosso, ad esempio, attorno all’anno Mille). Originariamente nate con scopi caritatevoli e misericordiosi, queste aggregazioni di fedeli permangono fino ai giorni nostri, giustamente gelose e rispettose dei propri principi originari.
 

Un sentito ringraziamento al mio amico Carlo Pasculli, per l’aiuto e il contributo offerto alla realizzazione di questo reportage.

Stranger at Home

[Under constructions – images coming]

“… Where was I? The bells
Told me where I was
Crying, while a dog
Barked to the foreigner
Who went proceeding head down” (Giovanni Pascoli)

I was born and raised in Molfetta, a peaceful town on the Adriatic Sea lying thirty kilometers north of Bari (Puglia – Southern Italy). After spending my first twenty-six years there, I decided to leave my hometown to live somewhere else. Since then, the familiar faces of people still living there have been fading away, memories have been forgotten, and that invisible link connecting to my homeland has been loosening. Sometimes I even fail to sense whether that link is still there.

While time passes, memories emerge. Memories regarding distant places and landscapes. Do they still belong to me? The countryside in the scorching summer days of my childhood, the olive trees whose leaves I brushed against while running and sweating. And the sea. The never ending green surface that seemed so dull and boring in that years, and which now I miss. The sea of reflection, the sea of subconscious.

Do these places welcome or repel me now? Do they still love me, welcoming me like an old friend with open arms? Or maybe they don’t recognise me anymore, now that I have become a stranger? A stranger at home.

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… dov’ero? Le campane

mi dissero dov’ero

piangendo, mentre un cane

latrava al forestiero

che andava a capo chino (Giovanni Pascoli)

Sono nato e cresciuto a Molfetta, una tranquilla cittadina protesa sull’Adriatico a trenta chilometri a nord di Bari. Ma dopo avervi vissuto per ventisei anni, ho deciso di lasciarla per continuare la mia esperienza di vita altrove. Da allora i volti delle persone che ho lasciato lì sbiadiscono, i ricordi si obliano, quella corda invisibile che mi tiene legato alla mia terra d’origine si è allentata. Tanto che a volte non ne riconosco la presenza…

Mentre si allunga il tempo trascorso lontano, riaffiorano memorie di luoghi e paesaggi della mia terra. Mi appartengono ancora? La campagna delle afose giornate d’estate dell’infanzia, gli ulivi sfiorando le cui chiome ho corso e sudato. E il mare. L’infinita distesa di verde acqua che sembrava così scontata e monotona in quegli anni, e di cui ora ho nostalgia. Il mare della riflessione e dell’inconscio. Questi luoghi ora accolgono o respingono? Mi amano ancora, mi ricevono sempre a braccia aperte come vecchi amici? O forse che non mi riconoscono più, ora che sono divenuto un estraneo? Uno straniero a casa.

Parks of Rome

[Under constructions – images coming]

“I went to the woods because I wanted to live deliberately, I wanted to live deep and suck out all the marrow of life, To put to rout all that was not life and not when I had come to die Discover that I had not lived.” (Henry David Thoreau)

Rome is the city with more green areas in Europe. Although, the city seems detached from the ecological and environmental attitude of a modern and advanced city.

These shoots, where human figures – so small – are overwhelmingly surrounded by nature, suggest a new way of experiencing the urban space, far away from the stress of modern daily life and closer to nature, advocating a peaceful co-existence between these two poles often seen as antithetical.

My photographs capture the visual form of this dream with the hope to arouse in the viewer the same desire for change.
Only then, I believe, we can look at the same thing with new eyes, and appreciate them in a deeper way, recognizing the immense environmental heritage of Rome – one of the most beautiful cities in the world.

When I moved to Rome, I was deeply fascinated by its parks. They are charming and mysterious in some ways. To me they were oases in the stress of Rome busy daily life.
Caffarella, Parco degli Acquedotti, Villa Ada, Villa Borghese, Villa Doria Pamphilj, are the parks here pictured.

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“Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza e in profondità e succhiare tutto il midollo della vita, sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire in punto di morte che non ero vissuto.” (Henry David Thoreau)

Roma è la città più verde d’Europa. Eppure, a dispetto di questo, sembra spesso una metropoli staccata dalla sua dimensione ambientale ed ecologica.

Gli scatti qui proposti, in cui le figure umane, così piccole, sono immerse da una natura imperante, suggeriscono un nuovo modo di vivere lo spazio urbano, più lontano dagli stressanti artifici dell’era moderna e più vicino alla natura e al verde, per un’integrazione e una pacifica convivenza fra questi due poli spesso visti come antitetici.

Si tratta di un cambiamento auspicato e desiderato. Le mie visioni non vogliono essere nient’altro che la forma visuale di tale sogno con la speranza di suscitare in chi guarda la medesima voglia di cambiamento. Solo così potremo guardare con occhi nuovi le stesse cose, e vivere appieno l’immenso patrimonio naturale che Roma – una delle città più belle del mondo – dispone.

Sin dagli esordi del mio trasferimento a Roma, sono stato sempre affascinato dalle aree verdi dell’Urbe. I vari parchi e ville hanno sempre qualcosa di affascinante e misterioso. Per me rappresentano un’oasi nel mezzo della frenesia e dello stress della Capitale.
Il parco della Caffarella, il Parco degli Acquedotti, Villa Ada, Villa Borghese, Villa Doria Pamphilj, sono solo alcuni dei parchi qui ritratti.

Caffarella

 

“The woods are lovely, dark and deep.
But I have promises to keep,
And miles to go before I sleep,
And miles to go before I sleep” (Stopping By woods on a snowy evening – Robert Frost)

The Caffarella Park is a large park in Rome (almost 190 hectares), protected from development.

The area is part of the Appian Way Regional Park. The park is located in the Appio-Latino district and is contained in the Caffarella Valley and is bordered on its northern side by the Via Latina and on its southern side by the Appian Way. It extends lengthways from the Aurelian Wall up to the Via dell’Almone. It contains several items of archaeological interest, its history tracing back to the III century BC.

The park features include also a working farm, and has considerable ecological value, with 78 species of birds and fauna.

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“Il bosco è piacevole, scuro e profondo,
ma ho promesse da mantenere,
e miglia da fare prima di dormire,
e miglia da attraversare prima di dormire” (Sostando presso un bosco in una sera innevata – Robert Frost)

Il Parco della Caffarella è un grande parco di Roma (quasi 190 ettari di estensione), protetto dallo sviluppo urbano.

L’area fa parte del Parco Regionale dell’Appia Antica. Il parco si trova nel quartiere Appio-Latino di Roma e precisamente nella Valle della Caffarella, che è delimitata a nord da Via Latina e a sud dalla Via Appia. Si estende in lunghezza dalle Mura Aureliane fino a Via dell’Almone. Il parco contiene numerosi siti di interesse archeologico, poiché la sua storia risale al III secolo AC.

Il parco contiene anche una fattoria (tuttora in funzione) e ha un considerevole valore ecologico, ospitando 78 specie di volatili e fauna locale.